Educazione
La sfida
Dopo il diploma, Daniele lavora per alcuni anni in banca. È un percorso stabile, ma non sufficiente a rispondere alla domanda di significato che lo accompagna.
Nel 1993, su richiesta delle Suore Passioniste di Calcio, assume il ruolo di amministratore del Centro di Formazione Professionale. È un passaggio decisivo: l’incontro con questa realtà apre una strada nuova, in cui il lavoro educativo diventa risposta a una ricerca personale prima ancora che professionale.
In opera
Da questa esperienza inizia un confronto più diretto con la realtà educativa. L’anno successivo Daniele fonda la cooperativa Ikonos, che rileva e prosegue l’attività formativa avviata dalle suore. Nel 1995 da questa esperienza prende vita Ikaros, che negli anni successivi si sviluppa fino a diventare Fondazione.
Con il tempo le attività si ampliano e le sedi aumentano, affiancando alla formazione professionale per i giovani percorsi post-diploma, formazione per adulti e iniziative rivolte all’inserimento lavorativo. La crescita delle attività rende necessario un assetto organizzativo più strutturato, fino alla nascita, nel 2016, della Fondazione San Michele Arcangelo, come punto di sintesi delle diverse realtà educative sviluppate nel tempo.
Questa è l’origine dell’Opera dal punto di vista storico. Nel suo significato più profondo, invece, nasce da un’esigenza personale che nel tempo è diventata esperienza condivisa:
“Chi salva una vita salva il mondo intero. La prima vita da salvare è la mia, qui e ora. L’Opera non nasce per rispondere al bisogno degli altri, ma dal tentativo di rispondere al bisogno che urge la mia vita. Solo così può diventare una risposta anche per chi incontriamo. A cosa serve un’Opera, se non rende l’uomo più uomo?”
Il desiderio
Al centro della proposta educativa c’è il desiderio umano. Educare non significa solo trasmettere competenze o regole, ma riaprire la domanda che ogni persona porta dentro. Quando il desiderio si risveglia, anche lo studio e il lavoro cambiano significato.
Per questo, Daniele ha voluto che fossero riportati sui muri delle sedi delle sue Opere educative i versi di una poesia di André Gide, come richiamo costante alla domanda che abita ogni persona:
Desiderio!
Ti ho trascinato per le strade;
ti ho desolato nei campi;
ti ho ubriacato nella città;
ti ho ubriacato senza dissetarti;
ti ho bagnato nelle notti piene di luna;
ti ho portato in giro dovunque;
ti ho cullato sulle onde;
ho voluto addormentarmi sui flutti…
Desiderio! Desiderio! che farti?
Che vuoi dunque?
Quando ti stancherai?
André Gide, Les nourritures terrestres
Prendere sul serio questa domanda significa riconoscere che dentro ogni esperienza umana esiste un’attesa di significato che chiede di essere ascoltata.
Senso religioso e lavoro
Nello Statuto della Fondazione San Michele Arcangelo si legge che l’esperienza, di matrice cattolica, “si rivolge al senso religioso dell’uomo: quel nucleo di evidenze ed esigenze irriducibili – verità, giustizia, felicità, amore – che costituisce il cuore dell’essere umano.”
Per “senso religioso” non si intende anzitutto un discorso confessionale o un’aggiunta spirituale alla formazione. Si intende la domanda originaria che ogni persona porta dentro e con cui, prima o poi, deve fare i conti: che cosa rende la vita vera? che cosa vale? che cosa mi compie?
Per questo, nelle Opere educative, formazione e lavoro non vengono pensati solo come acquisizione di competenze. Le competenze sono essenziali, ma diventano davvero formative quando entrano in rapporto con la persona intera: con la sua libertà, con il suo desiderio, con le sue domande.
Da alcuni anni, in tutti i percorsi delle Opere educative guidate da Daniele è stata inserita un’ora curricolare dedicata al senso religioso. È uno spazio semplice e concreto per riprendere in mano le domande fondamentali della vita, a partire dall’esperienza quotidiana: lo studio, il lavoro, le relazioni, le ferite, le scelte.
La conduzione di queste ore è proposta liberamente non solo ai docenti, ma anche a collaboratori e dipendenti, qualunque sia il ruolo. Il punto non è una “materia” per specialisti o per “addetti ai lavori”, ma il fatto che la domanda sul senso riguarda tutti e può essere affrontata solo con serietà e libertà.
Daniele Nembrini ha imparato a chiamare “senso religioso” questo cuore dell’uomo nell’incontro con il teologo don Luigi Giussani. Da lì nasce un criterio essenziale: paragonare ciò che accade nella vita con le esigenze originarie del cuore. È una sfida che riguarda tutti, perché nessuno è esente dal confronto con ciò che desidera davvero.